
Amici visitatori, questo blog chiude i battenti. Ha segnato un periodo piuttosto lungo della mia vita che sta prendendo un'altra piega.
Vi invito a venirmi a trovare in tanti e interagire con me nel mio nuovo sito www.pennamontata.com dedicato al copywriting, alla correzione di bozze e alla scrittura creativa. Troverete tanti consigli (spero) utili, annunci di lavoro, spunti di riflessione, recensioni e nuovi esercizi di correzione di bozze. E' inoltre possibile inserire gratuitamente comunicati stampa inerenti il settore della comunicazione.
Vi aspetto numerosi!
Scrittura di pubbliredazionali, testi per il web, comunicati stampa.
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Ricordi ancora le nostre chiacchierate? Ore al telefono che non sentivo altri suoni, che le orecchie mi bruciavano e cercavo di farti capire che basta, non ce la faccio più, ma ti volevo bene e allora ti ascoltavo. E ridevo. Ridevo del tuo strano modo di vivere la vita. Dei tuoi scherzi, che non ci cascavo ma che alla fine sì, mi ci facevi cascare.
Ricordi ancora le foto, ricordi l'imbarazzo, ricordi?
Ricordi quella notte che non prendevi sonno e ti parlavo, ti raccontavo storie, ti accarezzavo i capelli e tu parlavi e io avevo sonno e avevi paura e ti volevo bene. E mi sembravi un chicco di grano ma eri grande invece e io piccina di fronte alla tua paura, alla tua determinazione. Ai tuoi pensieri che scivolavano veloci sopra le lenzuola e oltre la finestra.
Ricordi ancora tu, sopra ogni cosa tu? Perché nemmeno io capivo come ci riuscissi a starmi così a cuore e ricordo e non ricordo perché.
Ricordi ancora? Due, tre parole che hanno rovinato ogni altro ricordo. Le ricordi?
Io vorrei non ricordare più.
Vorrei non ricordare le accuse, le lacrime, le bugie, la paura, un carattere che odiavo e amavo. Come odio e amo me.
E forse per questo ancora ricordo, e anche se non dovrei, anche se non dovrei non ti scordo.
1) Aprire una paninoteca notturna
Continuo a credere che il settore gastronomico risenta poco di questa fatidica crisi. E allora, una bella paninoteca notturna, aperta sempre, per i giovani, potrebbe essere un buon modo per investire i risparmi. Ma c'è ancora in giro qualcuno che di risparmi ne ha?
2) Fare la webcam girl
Piazzarsi davanti al proprio pc, con una webcam accesa. Indossare un filo interdentale come mutanda e fare qualche porcata. Ecco come si possono guadagnare dai 3 ai 5 mila euro al mese. E io che per 6 mesi mi sono fatta un culo così (senza filo interdentale però) per 300 euro!
3) Scrivere un libro di successo (o farselo scrivere)
Ragioniamo. Di cosa si può parlare adesso? Io ci sto seriamente pensando, perché la scrittura mi piace davvero, anche se tendo a scrivere come parlo... Dicevo, di cosa scrivere, oggi come oggi? Ormai di orge tra 14enni se nè già parlato (brava Melissa), e delle differenze tra uomini e donne, di vampiri buoni e romantici (e orge tra vampiri)... Di cosa, cosa parlare? Pensateci. Fatemi sapere. Poi ditemi se avete modo di farvi raccomandare a un editore.
4) Inventare qualcosa di socialmente (in)utile
Facebook. Penso a Facebook. O a Youtube. O a Ebay. O alla linguetta adesiva per chiudere il pacchetto di biscotti o pasta, o alla stampella -- come pensare di poter vivere senza stampella? Oppure al RioCasamia (è lui?) bum bum. Per fare bum bum per terra. O a tonno e fagioli. O ai tatuaggi...
5) Riuscire a fotografare Berlusconi mentre fa la cacca
Ve lo immaginate quanto frutterebbe un servizio fotografico del genere?
Volevo arrivare a 10 modi per fare soldi, ma mi sono fermata a 5. Aiutatemi voi! Si accettano altre idee/proposte...
Se avessi un gatto lo chiamerei Mishiu. Si legge Misciu, in inglese Miss you.
Mi manca un gatto, insomma. Oppure, gatto mi manchi.
A me non manca affatto un gatto. Però Mishiu mi sembra un bel nome da dare a un gatto.
Se potessi riavere mia nonna, la chiamerei Eugenia. E la chiamerei più spesso, anche solo per dirle mi manchi. A nonna non piacevano i gatti. A me non manca un gatto. Manca mia nonna.
Ma Mishiu sarebbe proprio un bel nome da dare a un gatto.
Lo volevo fare. Da quando ero piccola piccola così.
Lo volevo fare ma non sapevo come si chiamasse.
Però vedevo farlo alla tivvù. In realtà ci capivo poco.
Prendevo carta e penna e disegnavo. Disegnavo quello che avevo visto alla tivvù. Sì disegnavo.
E ci scrivevo sotto ai disegnini delle robe strane, che pensavo andassero bene per quei disegnini là.
Poi sono cresciuta e continuavo a volerlo fare. E iniziavo a capire come fare per farlo, ma avevo paura.
In troppi mi dicevano di lasciar stare, che non ne valeva la pena, che sarei rimasta scottata.
Scottata.
Ok, mi son detta. Io però ci provo.
Mamma, papà. Voglio farlo. Ma devo andare via.
Non l'avessi mai detto.
Tu resti qui. Hai modo di farlo anche senza andartene.
Sono rimasta. Ma non l'ho più fatto. Ho fatto altro. Ma non quella cosa lì.
Ho chiuso i miei sogni in un cassetto e via la chiave.
Sono passati anni. Sono cambiate tante cose.
L'ho fatto da sola, a casa mia, anche se non sapevo come fare io l'ho fatto.
Ho letto qualche libro, ma... a volte i libri servono a poco. Forse solo a capire come muoverti. E' gia qualcosa.
Poi un giorno qualcuno mi prende per mano e mi chiede se me la sento di fare una prova. Se me la sento di farlo.
Io? Chi, io? No dico, ce l'hai con me?
Ma io... io mica lo so se sono in grado. E se non fossi all'altezza?
Voglio dire, c'è gente -- ce n'è eccome -- che ne sa più di me a chili, quintali. Io mica sono capace. C'ho voglia, per carità ma... no. E se mi blocco? E se sul più bello fallisco? E se davvero poi resto scottata? Che faccio?
Salto.
Ma sì.
Ci provo.
Oggi lo faccio. Per prova. Ci provo.
Ma sì!
Vaffancopy.
Giorni di vento e freddo, che la primavera non deve essere così.
Giorni di polvere e vernice e paura e voglia e gioia. Che una casa cresce assieme a te.
Giorni di incomprensioni che gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere. Giorni in cui uomini e donne vivono entrambi su Giove e allora chissenefrega se questa primavera non ha fretta di arrivare.
Giorni che non ti senti all'altezza e ti nascondi perché la penna della maestra cadrà dritta sul tuo nome e il registro aprirà le sue fauci e il banco si farà piccolo e dovrai dare spiegazioni. Giorni in cui di spiegazioni non puoi darne.
Giorni in cui sei talmente tanto felice che ti senti vuoto e hai bisogno di essere triste. Perché troppa gioia a volta ti toglie le forze, davvero.
Giorni di resta con me, vai via. Di non ci vediamo da tanto, vieni a trovarmi e non puoi mai.
Giorni di checcazzovaidicendo, chettisaltaperlatesta.
Giorni in cui pensi che di giorni così forse non ne verranno altri. Ma forse anche sì.
Quando c'è da ristrutturare una casa una donna dovrebbe fare la donna. Fare cose come spazzare per terra, fare un po' di ordine tra gli attrezzi -- riunire i martelli, le mazzocche, i punteruoli, le ramine... --, chiedere all'uomo se ha sete, fame, sonno, voglia.
Ma io sono donna solo per metà. L'altra metà è uomo. Io devo fare qualcosa che non rientri necessariamente nelle mansioni cui sopra.
Così, se mi si infiamma il ginocchio perché sono stata una giornata intera a togliere la carta da parati nelle parti basse del muro (sono nana), o se, per togliere le piastrelle in cucina, mi do una martellata sul dito, devo restare in religioso silenzio. Ecco la donna che c'è in me.
Un uomo avrebbe bestemmiato.